Fulvio Bianconi

Vaso della serie “a macchie”, in vetro incolore con inclusione di decori astratti in vetro nero, superficie lievemente iridata

Nel catalogo della Biennale di Venezia del 1950 il segretario Giuseppe Dell’Oro si augura che la rassegna aiuti le arti decorative tipicamente veneziane a riguadagnare il terreno perduto, stimolando gli artisti a produrre e a collaborare con gli artigiani. Fulvio Bianconi coglie in pieno il messaggio e presenta nella stessa edizione la serie dei vasi a macchie aiutato dai migliori maestri di Venini.
Si tratta di vetri soffiati dalle forme semplici, con decori applicati astratti dall’apparente casualità. Ed è proprio questa, secondo il critico Patrick Mauriès, la cifra stilistica dell’artista. «Un’opera posta sotto il segno dell’attesa e del caso», che parte da un’idea per arrivare a un risultato finale imprevisto e quasi improvvisato dal fascino inesauribile, di grande valore estetico.

Bibliografia

Franco Deboni, Murano ’900. Vetri e vetrai, Bocca, Milano 1996, p. 296, fig. 212.

Autore
Fulvio Bianconi
Anno
1950 ca.
Esecuzione
Venini
Altezza
21 cm