Questo era Francesco: un uomo del secolo scorso, in tutti i sensi.
La sua collezione, raccolta negli ultimi cinquant’anni di vita, era la sua grande gioia, fonte di infinita ispirazione, ogni singolo giorno della sua esistenza: mai conclusa e sempre da ammirare.
Lo conobbi nel 1992, da Christie’s a New York, dove avevo appena iniziato a lavorare come catalogatore junior nella sezione di arti decorative e design del XX secolo. E lì era iniziata un’amicizia che sarebbe durata tutta la vita. Ad ogni asta Francesco sapeva che cosa c’era di buono e di insignificante, e ciò che andava preso in considerazione per l’acquisto.
Nato in una famiglia di industriali veneti, Francesco Carraro trascorse gli anni della formazione a Roma, respirandone i favolosi anni Cinquanta. Mai stanco di vedere, imparare, conoscere; fu a Roma, e studiando il patrimonio artistico di quella città, che iniziò a diventare un profondo conoscitore dell’arte, della cultura e della musica.
Una vita per l’arte resa possibile dal padre Giovanni e dalla sua azienda produttrice di macchine agricole. Sapendo che quell’attività tecnica non faceva per lui, aveva chiesto al padre di pagargli uno stipendio da operaio e con quello aveva iniziato a studiare musica, in particolare musica dodecafonica. Nel 1966 si era trasferito a Berlino per continuare gli studi con Karlheinz Stockhausen.