Un vero collezionista

Lars Rachen
PLVR

Questo era Francesco Carraro. Dotato di un grande occhio, coraggioso e spregiudicato, di una profonda conoscenza, di passione e curiosità infinite, di un gusto fantastico e nessuna paura.

Questo era Francesco: un uomo del secolo scorso, in tutti i sensi.

La sua collezione, raccolta negli ultimi cinquant’anni di vita, era la sua grande gioia, fonte di infinita ispirazione, ogni singolo giorno della sua esistenza: mai conclusa e sempre da ammirare.

Lo conobbi nel 1992, da Christie’s a New York, dove avevo appena iniziato a lavorare come catalogatore junior nella sezione di arti decorative e design del XX secolo. E lì era iniziata un’amicizia che sarebbe durata tutta la vita. Ad ogni asta Francesco sapeva che cosa c’era di buono e di insignificante, e ciò che andava preso in considerazione per l’acquisto.

Nato in una famiglia di industriali veneti, Francesco Carraro trascorse gli anni della formazione a Roma, respirandone i favolosi anni Cinquanta. Mai stanco di vedere, imparare, conoscere; fu a Roma, e studiando il patrimonio artistico di quella città, che iniziò a diventare un profondo conoscitore dell’arte, della cultura e della musica.

Una vita per l’arte resa possibile dal padre Giovanni e dalla sua azienda produttrice di macchine agricole. Sapendo che quell’attività tecnica non faceva per lui, aveva chiesto al padre di pagargli uno stipendio da operaio e con quello aveva iniziato a studiare musica, in particolare musica dodecafonica. Nel 1966 si era trasferito a Berlino per continuare gli studi con Karlheinz Stockhausen.

La sua collezione, raccolta negli ultimi cinquant’anni di vita, era la sua grande gioia, fonte di infinita ispirazione, ogni singolo giorno della sua esistenza: mai conclusa e sempre da ammirare.

Tornato a Roma, Francesco frequentò due gallerie d’arte che ispirarono la sua mente curiosa: la succursale romana della Marlborough Gallery e l’Emporio Floreale, una galleria d’avanguardia specializzata in Art Nouveau italiana, o Stile Liberty, diretta da Maria Paola Maino. Queste visite segnarono l’inizio del suo interesse per il collezionismo di opere d’arte e di design.

Nel 1970 quelle opere – una prima piccola collezione di quadri e oggetti d’arte decorativa – seguirono Francesco a Venezia, dove si trasferì quale responsabile del Festival Internazionale di Musica Contemporanea alla Biennale.

Finché ne fu l’organizzatore, portò a Venezia musicisti del calibro di Aldo Clementi e Francesco Pennisi e i compositori americani John Cage, Morton Feldman, Terry Riley e Steven Reich. Memorabile fu l’esecuzione veneziana di Einstein on the Beach di Philip Glass, diretta da Robert Wilson nel 1976.

Fu a Venezia che conobbe molti artisti e collezionisti. Strinse un’amicizia che sarebbe durata tutta la vita con Ileana Sonnabend, la mercante d’arte del XX secolo che fece conoscere in Europa l’arte americana degli anni Sessanta.

Dopo il matrimonio con Chiara nel 1976, la coppia si stabilì in un appartamento nei pressi di Palazzo Grassi che divenne ben presto un deposito della sua crescente collezione d’arte. Fu in quel periodo che Francesco chiese a Gilda D’Agaro di aiutarlo ad arredare l’appartamento. Era stato il direttore del Museo Castelvecchio di Verona, Licisco Magagnato, a raccomandargliela come architetto. In un primo momento, Francesco avrebbe voluto affidare a Carlo Scarpa la progettazione di una casa a Campodarsego, dove risiedeva la sua famiglia, ma a causa dei tanti impegni e della lentezza di Scarpa, D’Agaro rappresentò un buon compromesso, tanto più che da anni collaborava con Carlo Scarpa a progetti quali l’ormai famoso showroom di Olivetti a Piazza San Marco.

D’Agaro era una perfezionista che condivideva con Francesco la rigorosa estetica del design e ne apprezzava le solide opinioni e la comprensione dell’arte e dell’architettura.

La collaborazione riguardò diversi progetti, come la casa di campagna, e riprese a metà degli anni Novanta, quando Francesco e Chiara trovarono un nuovo appartamento, adatto alle loro esigenze, a Campo Sant’Angelo, vicino Campo Santo Stefano, al piano nobile di un imponente edificio gotico. Fu qui che Francesco e Gilda crearono uno spazio dove ospitare la collezione, in continua crescita, in un’ambientazione da opera d’arte totale.

Fu qui che Francesco e Gilda crearono uno spazio dove ospitare la collezione, in continua crescita, in un’ambientazione da opera d’arte totale.

A quel punto la raccolta di arti decorative comprendeva opere fondamentali di designers del calibro di Carlo Bugatti, Eugenio Quarti, Emile Gallé, Louis Comfort Tiffany, Josef Hoffman, Gio Ponti, Carlo Scarpa e una significativa collezione di vetri veneziani del XX secolo.

Con i suoi magnifici esemplari di Murano, questa divenne ben presto una delle più importanti raccolte di vetri veneziani al mondo, non per quantità ma per qualità. Francesco era forse uno dei collezionisti più esperti del settore, recandosi in ogni parte del mondo alla ricerca dei manufatti migliori da acquistare.

La collezione d’arte, sempre più vasta, comprendeva maestri italiani quali Adolfo Wildt, Arturo Martini, Antonio Donghi, Giorgio de Chirico e Giorgio Morandi, a cui si aggiunsero in seguito importanti opere di artisti appartenenti al movimento dell’Arte Povera. Era però il corpus di opere italiane degli anni Venti, Trenta e Quaranta a rappresentare una summa completa e impressionante della produzione artistica italiana di quel periodo. Francesco aveva particolarmente a cuore quelle opere e le considerò sempre il motore della sua attività di collezionista.

Erano l’occhio e il gusto precisi, seguiti dall’istinto, a guidare Francesco negli acquisti di opere d’arte. Incurante della diversa opinione altrui, a contare era il suo giudizio: definitivo e soggetto solo ed esclusivamente al suo occhio.

Commentando il proprio collezionismo, una volta Francesco disse: «Ho accumulato tanto – troppo per poterlo esporre tutto in una volta – ma adoro guardare cose belle ed esserne circondato, voglio vivere davvero a contatto con le cose che compro».

Era grande desiderio di Chiara e Francesco creare una fondazione che proteggesse il lavoro di una vita: la sua collezione. La Fondazione Chiara e Francesco Carraro, che oggi ha sede a Ca’ Pesaro a Venezia, preserverà il suo occhio unico, il suo sapere e l’infinita passione per l’arte e la cultura.

Lars Rachen