La passione del collezionista

Chiara Alessandri Carraro

La passione di Francesco Carraro per il vetro veneziano è stata una fortuita questione privata, che ha segnato tutta la sua vita. Inizialmente infatti la sua attenzione era rivolta al vetro francese, ma una folgorazione lo ha portato a cambiare le sue attenzioni.

Potremmo quasi definirla una caccia grossa: non esisteva fiera, negozio o antiquario che lui non volesse visitare alla ricerca di nuovi oggetti da collezionare. Per quanto negli ultimi anni si fosse trasformata in un processo sistemico, inizialmente era pura ricerca di armonia. Per lui non esisteva l’arte minore e questo significava conferire valore a oggetti spesso non considerati.

Per Francesco Carraro non esisteva l’arte minore e questo significava conferire valore a oggetti spesso non considerati.

La sua era una mente da collezionista: era metodico nell’individuare, nell’attendere, nello scegliere l’oggetto giusto e nel comprendere se un vetro potesse essere venduto per un oggetto migliore. Fin da subito abbiamo capito che questa passione sarebbe cresciuta, anche in modi differenti. Ogni pezzo è stato scoperto, inseguito, desiderato e scelto affinché potesse dialogare con il contesto in cui sarebbe stato inserito. Prima nella nostra abitazione che per dimensioni e struttura era in grado di accogliere opere di grande e medie dimensioni e, oggi, in modo del tutto fortuito nello spazio collettivo di Ca’ Pesaro.

Aveva la capacità di comprendere come oggetti differenti potessero essere in armonia tra loro. Nulla è entrato nella nostra vita, se non per il gusto di avere intorno a noi il bello. Il primo oggetto acquistato insieme è stato un piccolo candeliere Primavera. L’avevamo visto nella vetrina di un antiquario di Venezia tornando a casa da una cena. Era lì per tutti e lui lo ha scelto per quel processo che lega sguardo e oggetto, un processo che noi chiamiamo Arte. La nostra più che una collezione era un insieme di oggetti del Novecento in grado di integrarsi. La scelta era legata allo spazio che lo avrebbe accolto – sapevamo già dove collocare i pezzi – e al fatto che doveva essere amalgamato in un continuum. 

Oggi abbiamo lasciato alla collettività parte della nostra collezione, affinché lo stupore per questi oggetti unici possa continuare negli occhi di tutti i visitatori.

La nostra vita è stata caratterizzata dalla ricerca e dai viaggi che ci hanno portato a contatto con i maggiori collezionisti d’arte. A partire dal nostro incontro avvenuto a Mosca a metà degli anni ’70, che ha portato Francesco a trasferirsi da Padova a Venezia, città che poi non ha più lasciato.

Oggi abbiamo lasciato a questa città e alla collettività parte della nostra collezione, affinché lo stupore per questi oggetti unici possa continuare negli occhi di tutti i visitatori. Da tempo avevamo pensato alla Fondazione, ma la decisione è maturata dopo la morte di Francesco. Le collezioni si inseriscono perfettamente nelle sale di Ca’ Pesaro, completandosi tra loro e valorizzandosi reciprocamente. I visitatori troveranno nelle sale a noi dedicate la passione di un’intera vita dedicata alla bellezza.

Chiara Alessandri Carraro