Umberto Bellotto

Venezia 1882 — Venezia 1940

Figura dell’arte applicata di inizio Novecento, Umberto Bellotto è tra i primissimi a unire l'arte vetraria a quella del ferro battuto. Il suo è uno stile tardo liberty caratterizzato da forme ardite, in cui recupera le forme ornamentali del passato.

Figlio di un fabbro veneziano, trascorre l’apprendistato presso varie botteghe artigiane per poi ereditare quella di famiglia nel 1901. Nel 1910 inventa e brevetta con l'architetto Cesare Aurienti la tecnica connubi in ferro e vetro: strutture in metallo con all’interno elementi in vetro soffiato e murrine. Per la realizzazione di questa originale linea di produzione si appoggia ai maestri vetrai Barovier e Toso. Nel 1912 e 1913 collabora con l’arch. Giulio Alessandri in diverse occasioni tra Venezia ed il Lido. Le sue opere riscuotono grande successo alla Biennale di Venezia (1914, 1920, 1922 e 1924) e di Monza (1925 e 1927). Negli anni Venti, inoltre, si dedica alla decorazione della ceramica e al bronzo fuso a cera persa. Dalle collaborazioni con artisti e architetti contemporanei nascono opere commerciali e pubbliche, come l’Ossario del Pasubio (1926). Al Lido di Venezia realizza inserti architettonici, balaustre e arredi per interni dai motivi decorativi liberty ispirati al mondo animale e vegetale. Tra gli interventi più famosi di Bellotto, il Salone dei cancelli di Castello Bolognini a Lodi, la cancellata della tomba di Dante Alighieri a Ravenna e le inferriate per il palazzo della Banca d'Italia a Venezia. Nel 1928 Bellotto viene chiamato a Roma come decoratore ufficiale degli edifici pubblici della capitale, ponendo fine alla produzione artistica personale.