Gino Severini

Cortona 1883 — Parigi 1966

Abile nel mescolare correnti e motivi stilistici differenti, Gino Severini mostra sin dai primi esordi una particolare abilità nel relazionare l’arte italiana d’avanguardia con la ricerca parigina dell’epoca.

Dopo un breve passaggio a Roma, nel 1906 si trasferisce a Parigi. Frequenta l’élite della scena francese: Picasso, Modigliani, Max Jacob e Apollinaire, senza mai allontanarsi dai contatti italiani. A questi deve, infatti, la sua partecipazione al movimento futurista, di cui diventa un esponente di spicco e tra i primi firmatari del manifesto del 1910. Diventa poi uno degli esponenti di punta del Ritorno all’ordine classicista, corrente che attraversa l’Europa a partire dagli anni Venti.

Partecipa ad alcune mostre del gruppo milanese di Novecento (1926 e 1929). Nel 1930 partecipa alla Biennale di Venezia e dopo essersi trasferito a Roma, negli anni Trenta, inizia a produrre lavori di tipo monumentale. Queste opere sono spesso di committenza pubblica, realizzate con tecniche come il mosaico, l’affresco o la grande decorazione. Porta avanti questa scelta stilistica anche nel Secondo dopoguerra, come si vede nel monumentale affresco presente in Fondazione. L’opera è integra grazie alla lungimiranza, alla dedizione e alla generosità di Francesco Carraro. L’affresco viene rilevato, infatti, da una rivendita di automobili destinata alla demolizione già negli anni Sessanta.