Gino De Dominicis

Ancona 1947 — Roma 1997

La biografia creativa di Gino De Dominicis si suddivide in due fasi separate e distinguibili. La prima, a partire dai tardi anni Sessanta fino ai primi anni Ottanta, è contrassegnata da un’intensa attività performativa  e un’ampia sperimentazione: dal video alla live art, dall’installazione alla scultura. La seconda, invece, si focalizza esclusivamente su una pittura di tipo figurativo molto originale, a partire proprio dall’autoritratto Io a Roma (1986) presente in Fondazione.

Nel periodo iniziale De Dominicis si dedica a un tipo di ricerca che culmina nella controversa installazione Seconda soluzione d’immortalità l’universo è immobile, presentata alla Biennale di Venezia del 1972. L’opera è accompagnata da una lettera sull’immortalità, tema centrale per l’artista che lo porta a interessarsi alla figura di Gilgamesh e a tutta l’epopea sumera.

Le influenze nella sua pittura arrivano da mondi diversi, dall’arte rinascimentale a quella dell’icona. Sono emblematici l’uso di prospettive variate e inverse, il rapporto tra visibile e invisibile, le suggestioni esoteriche accompagnate da un alone di magia e mistero che avvolge in modo mitico la stessa figura di De Dominicis. Invisibilità, magnetismo, gravità e immobilità sono presenti in tutte le produzioni dell’artista, accompagnate da una costante attenzione alla spectatorship.