Ercole Barovier

Murano, Venezia 1989 — Murano, Venezia 1974

Colori vivaci e materiali singolari, lo stile di Ercole Barovier contribuisce in maniera significativa al rinnovamento del vetro artistico.

Dopo gli studi in medicina entra come socio nella ditta del padre, la Vetreria Artistica Barovier & C, famosa per le realizzazioni di murrine dal disegno moderno. Barovier rivela da subito il suo talento, iniziando a produrre vetri ispirati all’Art Déco. Nel 1926 rileva l'intera azienda familiare, insieme al fratello Nicolò e al cugino Napoleone, dove ricopre il ruolo di direttore artistico. Nel 1929 scopre accidentalmente un nuovo tessuto vitreo, il rinomato Primavera, un craquelé bianco e trasparente dall’aspetto lattiginoso. Dal 1932 resta solo a capo dell’impresa e nel 1942 nasce, dall’incontro con i due fratelli vetrai muranesi, la Barovier & Toso, di cui rimane amministratore e direttore artistico fino al 1972.

Sin dagli anni Venti partecipa a manifestazioni nazionali e internazionali relative al vetro e all’arredamento. Lungo tutta la sua carriera riscuote premi e riconoscimenti: Biennali di Venezia, Triennale di Monza (1930) e di Milano (1933 e 1954), Esposizione Universale di Parigi (1937) e Compasso d’oro (1956). Le sue opere sono esposte in retrospettive personali all’Angelicum di Milano (1951), al Corning Museum of Glass di New York (1959), a Murano (1975) e alla Biennale di Venezia (1976).

In cinquant’anni di attività Barovier influisce in maniera significativa sul rinnovamento dell’arte vetraria muranese, inventando numerose tecniche legate alla lavorazione e decorazione del tessuto vitreo. La sua produzione si distingue per la qualità dei colori e l’unicità dei materiali usati. Le Neomurrine (1972) sono la sua ultima creazione per la compagnia, prima di andare in pensione e passare il testimone al figlio Angelo.