Arturo Martini

Treviso 1889 — Milano 1947

Tra i più importanti scultori del Novecento si forma tra Treviso e Venezia con trasferte verso Parigi e Monaco, le capitali dell’arte europea dell’epoca. Aderisce al gruppo di Ca’ Pesaro fin dalla prima mostra del 1908 e poi nei primi anni Venti al gruppo di Valori Plastici. Negli anni successivi l’artista inizia a raccogliere i primi frutti del suo intenso lavoro, partecipando alla Biennale di Venezia e alla mostra del Novecento a Milano nel 1926.

Negli anni Trenta, dopo il premio alla scultura alla Quadriennale di Roma (1932), diventa un artista molto richiesto dalla committenza pubblica del regime. Nel 1942 ottiene la cattedra di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1945 scrive Scultura lingua morta, prefigurando il destino astratto della nuova arte scultorea. Martini è un artista versatile, che si serve di diversi materiali. Oltre al bronzo, lavorato per realizzare la sensuale Pisana presente in Fondazione, e alla creta del Bevitore, utilizza la pietra e il legno per altre opere.